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Nascite in Italia

Tasso di natalità in ItaliaIL TASSO DI NATALITÀ ITALIANO

Crisi di nascite
nel nostro Paese: il numero dei bambini che nascono in un anno è tra i più bassi d'Europa. Il nostro futuro è in pericolo perché manca il ricambio generazionale.

Basta guardare l'indice di natalità, che è il rapporto tra il numero dei nati in un anno e la popolazione residente, moltiplicato per mille. Nella classifica delle nascite dei paesi europei l'Italia si colloca all'ottavo posto, dopo la Grecia ed a pari merito con San Marino.

L'ANALISI ISTAT SULLE NASCITE

I dati Istat dicono che nel 2010 sono nati 12mila bambini in meno rispetto l'anno precedente. La quota ottimale di figli per donna in una situazione di buon ricambio generazionale è 2.1. La media italiana è solo 1.4 figli per donna. Tra le cause della bassa natalità spesso si indica il lavoro femminile, ma è vero che le “donne in carriera” sono più propense a rinunciare alla maternità?

I sondaggi dicono no. In Europa e in Italia le coppie dichiarano di volere più figli di quelli che in realtà fanno, addirittura più di quelli necessari per il rinnovo demografico. Dov’è il problema allora?

 
LE CAUSE DEL BASSO INDICE DI NATALITÀ IN ITALIA

Le cause sono tante e collegate tra loro. Una è l'arretratezza culturale. La nostra società si è trovata impreparata ad affrontare la nuova condizione delle donne, finalmente (pur ancora non completamente) emancipate. Mancano assistenza, servizi, aiuti, contributi e informazioni. Manca un welfare capace di aiutare le mamme-lavoratrici.

Un’altra causa è la poca lungimiranza dei governanti. Potenziare il welfare per le mamme-lavoratrici contribuirebbe a creare anche nuovi posti di lavoro, portando beneficio all'intera economia.

Oggi assistiamo a un paradosso: le donne occupate fuori casa faticano a conciliare lavoro e famiglia, quelle che non lavorano possono contare su un reddito inferiore. Il risultato? In entrambi i casi si fanno meno figli. Come uscire da questo circolo vizioso?

ALCUNE POSSIBILI SOLUZIONI

In alcuni paesi, soprattutto nordeuropei, già si riesce a rispondere alle nuove esigenze delle donne. Ecco allora alcune riforme che sono state adottate all’estero (e che l'Italia dovrebbe prendere in considerazione):

- Congedi di maternità per il lavoro flessibile: il diritto al congedo dovrebbe essere assicurato a tutte le donne, che oggi hanno paura di essere licenziate all'arrivo di un bambino, o di non vedersi rinnovato il contratto. Questo diritto andrebbe esteso realmente anche al padre, con un’indennità adeguata a far sì che questo strumento sia davvero utilizzato.

- Orario di lavoro flessibile e part time: in Italia il part time esiste, ma non è sfruttato come un reale mezzo per conciliare il lavoro e la famiglia. Spesso nel nostro paese il part time è visto come una scelta irrevocabile in grado di condizionare l'intera carriera futura. Non sfruttiamo il suo reale potenziale: la flessibilità.

- Aumentare gli Asili: è necessario garantire una buona copertura di queste strutture sul territorio e allargare gli orari d’apertura, anche appoggiandosi con fiducia sul privato, integrando con contributi le rette di chi ha un reddito basso, oppure di chi ha più figli. In Finlandia molti asili sono aperti 24 ore al giorno per venire incontro alle esigenze dei genitori (non tutti, infatti, possono contare sull'aiuto di nonni e parenti).

- Realizzare asili nidi aziendali: il sogno di molte donne, difficile da realizzare per la specificità delle imprese italiane in gran parte di piccola e media grandezza.

- Migliorare la politica fiscale per le famiglie: servono misure fiscali a favore delle famiglie, come ad esempio tariffe agevolate per servizi come mense scolastiche, nidi e asili. Tariffe oggi spesso aumentate a livello locale per esigenze di bilancio dettate soprattutto dall'abolizione dell'Ici.

CONFRONTI CON L'ESTERO

Irlanda, Francia, Svezia, Gran Bretagna e Danimarca alzano la media europea delle nascite in Europa: l'Irlanda conta 2,1 figli per donna (il valore del ricambio generazionale), la Francia 1,9 e gli altri 1,85 figli.

La Francia resta il paese con il mix migliore di forme di assistenza alle mamme diverse: oltre al “quoziente familiare”, sistema di tassazione che tiene conto del numero di componenti del nucleo familiare, sono presenti forme di assistenza a domicilio coordinate dallo Stato, che fornisce sostegno economico e organizzativo ai genitori e alle strutture accreditate.

Occorre cominciare a seguire questi buoni esempi. I vantaggi sarebbero molti, sia sul piano economico (maggiore occupazione femminile, incremento delle nascite, aumento del Pil), sia sul piano sociale.
Redazione di AsiliNido.biz