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Data Pubblicazione: 29/06/2010
BAMBINI IN VISITA AL MUSEO
Un percorso ludico didattico con una guida al castello di Pavia
Una domenica pomeriggio di un freddo inverno pavese. Pensi che tutti i bambini siano in casa a bisticciare per il proprio turno alla play-station e invece, improvvisamente, un gruppetto di una decina di giovani esploratori del mondo fa capolino dalla porta d'ingresso del museo del castello. Li intravedo appena, sorridenti, saltellanti e accompagnati dai grandi, entrare incuriositi, sbirciando dall'aula didattica dove mi trovavo a preparare il materiale per la loro visita guidata al museo.
Buongiorno! Piano piano eccoli arrivare tutti. Iniziamo con le prime timide presentazioni. Hanno mediamente sei anni, che buffi! Iniziamo con le domande di rito: "come ti chiami?", "quanti anni hai?", "con chi sei venuto?", etc... Chiedo forse ancora più incuriosita di loro, se avessero mai partecipato a una visita guidata in un museo. Qualcuno inizia a parlare: "Io, io con la scuola!", " Io con la mamma e il papà"! E così via! Tutti, tranne forse i quattro più piccini, avevano provato a fare un giro tra le sale di qualche esposizione.
Fare della pittura spagnola del Siglo de Oro un percorso ludico oltre che didattico è un'impresa difficile, quasi da Don Quijote! Con un po' di ingegno, dei disegni e del cartoncino, quella che sarebbe stata una noiosa camminata tra quadri oscuri può trasformarsi in una divertente caccia al tesoro al museo. Capito il meccanismo, già dalla prima sala, i bambini scorrazzano educatamente qua e là, accompagnati dagli sguardi compiaciuti degli adulti presenti alla mostra, come in un'originale gara "a chi vede per primo", a cercare con lo sguardo in quale dei quadri si trovasse la forma che, di volta in volta, avevo in mano.
Ecco così che la "Clio" pesante e democratica, paladina della storia, si trasforma in una donna del popolo con accanto a sé una tromba (uno degli oggetti che i bambini dovevano trovare); i baffi all'insù dell'anonimo volto caravaggesco visto di profilo, soggetto dell'opera cardine della mostra, diventano spunto per un primo studio dell'ombra propria in contrapposizione all'ombra portata e per inventare espressioni grottesche, studiarle e imitarle a vicenda; il cagnolino del nobile giovane diventa il barboncino da spulciare. Ecco così raccontata una mostra attraverso le immagini più giocose e divertenti, uno spunto per approfondire poi tutto il resto.
Dopo l’osservazione attiva ecco arrivare il momento della creazione: nell’aula didattica, attorno a un grande tavolo, tutti con davanti colori e matite nere e la sagoma riprodotta del famoso volto di Velazquez su un foglio bianco: i bambini l’hanno colorato con i colori propri del quadro e poi, osservandosi e facendo prove con una torcia su loro stessi, hanno ricreato, con il mio aiuto, l’ombra del loro volto.
Anche per i più piccoli, quella dell’ombra soprattutto, è stata una scoperta divertente e curiosa, molti non volevano più alzarsi dal tavolo continuando a fare prove: allo scadere dell’ora e mezza e terminato il disegno avrebbero voluto continuare a perfezionarlo! Da capotavola, una bimba: “Da grande vorrei fare la pittrice!” …questa è stata la mia più grande soddisfazione!
articolo di Valeria Gatti
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