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Data Pubblicazione: 09/03/2011
I Capricci dei Bambini
Un linguaggio da imparare per vivere meglio
I bambini utilizzano i capricci come una forma di comunicazione (spesso molto fastidiosa per noi adulti). Attraverso i capricci riescono a sperimentare le loro pulsioni, non ancora mature, in relazione all’ambiente e alla società che li circonda.
Quando il bambino ad esempio non vuole ascoltare l’adulto che gli pone delle limitazioni, sta sperimentando l’affermazione della propria indipendenza. Spesso prova con tutti i metodi a farsi valere: si butta a terra, urla, pesta i piedi, scalcia, piange.
A contribuire al ripetersi dei capricci c’è il bombardamento degli stimoli esterni: colori, suoni, pubblicità, giocattoli, cose buone da mangiare… Da parte del bambino è comprensibile la volontà di avere tutto e subito. Compito dei genitori e degli educatori è imporre i limiti che fanno parte della realtà. In questo scontro tra stimoli e richiami alla realtà nasce il capriccio. I bambini troppo silenziosi, che davanti agli stimoli si ritirano sempre, denunciano livelli di inibizione e disagio da tenere sotto controllo.
Come agire nel modo migliore? Per far fronte ai capricci genitori e educatori devono agire in modo chiaro, evitando comportamenti incoerenti o indecisi. Non bisogna cedere alle richieste e soprattutto non bisogna assecondare alcun comportamento isterico. Alla violenza e all’agitazione va sempre contrapposta una ferma educazione. È il miglior modo per dare il buon esempio.
Dopo il forte attacco psicofisico ed emotivo l’intensità del capriccio diminuisce. L’adulto deve essere abile nel tralasciare il capriccio e tornare alla normale attività che si stava svolgendo, parlando in modo tranquillo e quieto, spiegandogli che è normale piangere quando si è arrabbiati, evidenziano gli aspetti positivi e quelli negativi dell’accaduto e dicendogli con fermezza che non tutto è realizzabile oppure ottenibile quando si vuole.
Per essere in grado di mediare in modo sano con il proprio figlio è dunque importante far apparire chiare le regole (che valgono anche per gli adulti) e mantenere sempre la parola data.
Articolo di Valeria Gatti
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