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Data Pubblicazione: 30/12/2011
IL COLLOQUIO INSEGNANTI - GENITORI ALL'ASILO
Un momento costruttivo per la crescita del bambino
Ci siamo: "Come va mio figlio a scuola?". Il momento di fare la fatidica domanda all’insegnante o alla maestra è arrivato e le reazioni di fronte all’incontro sono le più svariate. I colloqui con l’insegnante cominciano infatti molto presto, già all’asilo e alla scuola materna.
Una brava maestra e un genitore attento devono essere periodicamente in comunicazione tra loro: confrontarsi sul reciproco andamento del bambino, sia a casa che a scuola, significa osservarlo da più punti di vista, monitorandolo per poter assicurare e perseguire il suo benessere.
Da parte del genitore vanno evitati atteggiamenti ansiosi, proiezioni compensative, sensazioni di fallimenti a seguito di alte aspettative. Ciò significa che se un bambino ha qualche difficoltà in classe o un atteggiamento da correggere, l’annuncio che ne fa la maestra non deve essere preso dal genitore come una pugnalata in pieno petto. Si deve affrontare la cosa con calma e razionalità, senza colpevolizzare se stessi, il bimbo o la maestra, cercando di capire al meglio cause e bisogni, essendo lungimiranti sulla finalità del tutto: aiutare il più possibile il proprio bambino a crescere serenamente e in equilibrio.
Attraverso il figlio ogni genitore si sente sotto esame, sotto giudizio, perché il bambino inevitabilmente riflette gli schemi educativi e comportamentali della famiglia in cui cresce. Per evitare di creare nel colloquio con il genitore un clima di tensione, l’insegnante deve avere l’umiltà giusta e non arrogarsi il diritto di parlare dall’alto in basso. Per fare questo la cosa più sensata da fare è ascoltare anche ciò che ha da dire il genitore, evitando colloqui che in realtà possono sembrare monologhi. Il genitore non deve cioè avere la sensazione di sentirsi in posizione passiva, subalterna.
Non va dimenticato che disagio crea sempre nuovo disagio. L’insegnante che passa male il messaggio a un genitore, che a sua volta non fa altro che proiettare la critica su se stesso come “cattivo scolaro”, non può fare altro che alimentare una catena di negatività che alla fine arriva sempre al bambino.
Il genitore sgrida e punisce senza voler conoscere o approfondire: è una cosa sbagliatissima. Così come tra le cose da non fare, si annovera anche l’interruzione o mancanza di dialogo con il figlio quando le cose vanno bene. Se tutto va bene, mi sento orgoglioso, mi limito a dire “sei stato bravo, hai fatto il tuo dovere”. Niente di sbagliato, certo. Ma l’incontro con l’insegnante può essere un punto di scambio di opinioni: allora ti piace la scuola, ti trovi bene con i compagni, qual è la materia che più ti piace, l’insegnante è brava? Solo così genitori e insegnanti avranno avuto modo di svolgere il loro arduo compito a dovere.
Articolo di Valeria Gatti |