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Data Pubblicazione: 25/11/2010
IMPARARE LA MUSICA DA BAMBINI
Osservazioni e riflessioni sull'etnomusicologia
La musica ha un valore inestimabile per l'essere umano, che ne trae emozioni e piaceri forti. La società occidentale ha una visione però limitata della musica, relegandola a un ruolo di solo intrattenimento. Questo comporta non poche difficoltà nella spontaneità dell'allenamento musicale e nell'avvicinamento alla pratica in età adolescenziale.
L'Africa o l'India sono paesi più evoluti rispetto a noi da questo punto di vista. In questi luoghi la musica è parte integrante della vita delle persone e ne accompagna i momenti più importanti: riti di iniziazione, cerimonie di passaggio e tutti gli altri momenti collegati con la spiritualità e le pratiche religiose.
L'etnomusicologo Gordon, autore della "Music Learning Theory", sostiene che esiste un momento particolare molto importante per l'apprendimento della musica, che va dalla nascita all'età prescolare: in questo momento il bambino apprende le note allo stesso modo in cui impara il linguaggio.
I neonati, immersi nei suoni del parlato degli adulti, imitandoli, sbagliando, ritentando, deducono l'oralità del linguaggio. Il resto - leggere e scrivere - lo impareranno a scuola.
Allo stesso modo i bambini, sostiene Gordon, dovrebbero essere immersi nei suoni musicali fin dalla più tenera età, lasciandoli interagire spontaneamente con essi. Attraverso l'ascolto "melodico" i bambini - come con il linguaggio . attuano un'imitazione e tentativo di riproduzione corretta dei "pattern" (paragonabili alle parole nel discorso) tonali e ritmici.
Ciò che conta non è avere un'insegnante di musica a due anni, ma piuttosto una guida informale alla musica, che può essere il genitore o l'insegnante dell'asilo, che accompagna il bambino in un percorso melodico attraverso il gioco. I bambini piccoli non devono essere forzati ad apprendere la musica, ma vanno semplicemente esposti a essa. Un'esposizione che attraverso il gioco diventerà imitazione e dopo apprendimento spontaneo.
Questo però non accade nella società occidentale, dove il bambino si abitua a un tipo di ascolto monotono e passivo, che proviene da radio, televisione, oppure, quando è più grande dagli insegnanti di musica. I bambini del Bali invece hanno maestri di musica che semplicemente forniscono esempi agli allievi. Si limitano a un passaggio nozionale indiretto, deduttivo e sempre spontaneo.
L'ascolto, prima della produzione, è infatti la parte più importante.
La fase dell'assorbimento sonoro - quella in cui il bambino sembra non stia facendo niente - è in realtà la fase decisiva, poiché il bambino è concentrato nell'interiorizzazione dei suoni. Solo in seguito arriva la scoperta della voce. Scoperta che è accompagnata dall'uso insieme del respiro e del movimento. È attraverso il nostro corpo, primo strumento e cassa di risonanza che conosciamo e iniziamo a intonare canti e litanie.
articolo di Valeria Gatti
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