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Data Pubblicazione: 22/2/2007

INSERIMENTO ALL'ASILO NIDO

Chi ha più paura di entrare all’asilo?
Per tanti bimbi primi passi verso l’autonomia.
Difficoltà anche per i genitori.
La ricetta? Una comunicazione equilibrata

(articolo tratto dal sito del Corriere della Sera)

Inserimento all'Asilo Nido L'INSERIMENTO DEL BAMBINO IN ASILO: UNA TAPPA IMPORTANTE

Immaginate di essere tra i fortunati che si trovano bene nel posto di lavoro; vi sentite soddisfatti e realizzati. Immaginate che da domani vi trasferiscano in un nuovo gruppo di lavoro. Siete arrabbiati, dovrete affrontare dei disagi. Questo è quello che vive un bambino che va al "nido", o alla scuola materna. Lascia il suo spazio, si allontana dalle persone che gli danno sicurezza: non farà salti di gioia, non avrà voglia di andarci. Che cosa fare, allora?

«L'inserimento di un bambino alla scuola materna o al nido è una tappa essenziale nella crescita della dinamica madre-figlio e padre-figlio, (talvolta anche nella dinamica nonni-nipote)» dice la dottoressa Cecilia Ragaini, neuropsichiatra infantile.


L'INSERIMENTO IN ASILO: UN MOMENTO DI CRESCITA


Nei dialoghi fra genitori ci si confronta sulla correttezza o meno del mantenimento del sonnellino, della rigidità dell’alimentazione, in un bisogno inconscio di contenere le proprie ansie di separazione e di mantenere il controllo. «Delegare spaventa e umilia allo stesso tempo; pensare che un figlio possa stare bene o meglio senza i genitori sembra un paradosso, ma è un passaggio indispensabile per la maturazione nella coppia genitore-figlio» ricorda l'esperta. «Ma quanto più il bambino si appropria del suo nuovo ambiente, tanto più le ansie dei genitori svaniscono: i genitori si sentono felici di saperlo accudito e guidato nella crescita e, nello stesso tempo, alleggeriti di una quotidianità non più gratificante, riservano energie da investire in modo costruttivo nei momenti liberi».

«Se l'inserimento procede secondo il suo naturale cammino, anche i problemi vengono letti con il giusto metro quando all'entusiasmo segue il rifiuto (come se il bambino volesse dire "ti punisco perché tu mi abbandoni"), o la stanchezza: per un bimbo, infatti, l'asilo è un lavoro, genera fatica e questa diviene sovente causa di nervosismo all’uscita».

LE POSSIBILI ANSIE DEI GENITORI

Spesso, tuttavia, l'inserimento rappresenta motivo di eccessiva ansia da parte dei genitori o, peggio, occasione di invadenza e di volontà di controllo nella futura vita del figlio. Così si impedisce al bambino di vivere il nuovo ambiente come interessante e soprattutto rassicurante. Anche la relazione insegnanti-bambini deve seguire un percorso naturale, in un costruirsi di conoscenza reciproca che non deve integrare il genitore, reso partecipe indirettamente dal figlio al momento opportuno.

Ben diversa sarà la relazione insegnanti-genitori, più razionale, intellettuale e volta a meglio guidare il bambino nel suo percorso di crescita, rispetto a quella bambino-insegnante, nella quale l'affettività e l'empatia permettono il costruirsi di un rapporto di fiducia e rispetto, in una dinamica di gruppo con un progetto educativo specifico. Bisogna tenere presente che, se oggi l'iscrizione di un figlio alla scuola materna è data per scontata dalla società e dai singoli, non è invece esperienza collettivamente condivisa la scelta del nido.

L’inserimento al nido può essere vissuto come un’esigenza dei grandi in antitesi ai bisogni del figlio, può essere gravato da sensi di colpa e dal timore di aver fatto la scelta sbagliata. «Separarsi dai bambini piccoli è senza dubbio più faticoso – sottolinea Ragaini – è naturale che un genitore senta di dover essere rassicurato del fatto che il proprio bambino stia bene nel nuovo contesto ed è importante che dubbi, paure e incertezze vengano subito comunicate e condivise con l'insegnante, prima che divengano elemento d'ansia trasmesso al figlio e che compromettano la serenità di un positivo ingresso nel suo primo mondo sociale».

NON FAR SENTIRE IL BAMBINO ABBANDONATO

Il bambino non è un oggetto personale esclusivo e va abituato a stare con gli altri: più i bimbi sono aperti a relazioni diverse e più si inseriscono in contesti differenti, meno avvertono l'ansia di separazione dai genitori. Sarebbe bene facilitare l’inserimento all’asilo del bambino portandolo a conoscere le maestre e a fargli provare l'ambiente per alcune ore in compagnia dei genitori. È sbagliato infatti “scaricarlo” al nido o alla scuola materna senza una preparazione emotiva: si sentirà come un pacco abbandonato e userà tutti i mezzi possibili – pianto, urli, rifiuto del cibo, rifiuto del gioco – per tornare alla situazione precedente. È bene, infine, complimentarsi con lui per i piccoli passi che compie in termini di autonomia e indipendenza.

Apprezzamenti e coccole vanno a sottolineare che è giusto che costruisca il proprio spazio di movimento, ma non è necessario premiarlo con i regali: imparerebbe che nella vita si fanno le cose solo per ricevere premi e sarebbe totalmente diseducativo. Bene, invece, ascoltare i suoi eventuali lamenti o pianti per la separazione, perché ascoltare significa prendersi carico del disagio. Questo non deve però trasformarsi in concessione:"allora stai pure a casa", diverrebbe un messaggio ambivalente o confuso.

Se il distacco è complesso e sofferto, non alzate la voce, non sgridatelo. Ci sono già le paure a farlo per voi. Meglio ridimensionare i problemi attraverso un’equilibrata comunicazione.