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Data Pubblicazione: 12/10/2010
PArto Cesareo
In Italia i medici lo usano troppo
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Nella cronaca delle ultime settimane si è parlato molto di possibili casi di malasanità in sala parto. I medici sono sotto accusa per il numero elevato di parti cesarei praticati in Italia rispetto agli altri paesi.
Il taglio cesareo è un intervento chirurgico con cui il ginecologo estrae il feto. È praticata un'anestesia di venti minuti e una piccola incisione addominale, che consentono un parto indolore.
La frequenza dei tagli cesarei in Italia, in rapporto al totale dei parti, si attesta intorno al 38%, in rapido aumento rispetto agli anni Novanta. L’Italia è il primo paese, tra quelli dell’Unione Europea, per numero di parti cesarei. L’Istituto Superiore di Sanità definisce preoccupante il fenomeno, per questo ha definito linee guida limitative per il ricorso a questa pratica.
La percentuale massima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e del 15%, ma nel nostro paese siamo passati dall’11% del 1980 al 38% del 2008, ben al di sopra degli altri paesi europei. Si registra anche una spiccata variabilità su base interregionale, con percentuali tendenzialmente più basse nelle regioni dell’Italia settentrionale e più alte in quelle meridionali, con picchi fino al 60%.
Questi dati sono un probabile indizio, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, di comportamenti clinici non appropriati. Nonostante il parto cesareo presenti comunque margini di rischio consistenti: da due a quattro volte superiore rispetto al parto vaginale. Come mai tanti dottori decidono di praticare il cesareo?
Proviamo a elencare alcuni motivi. Il primo, squisitamente economico: il parto cesareo è rimborsato all’Ospedale il doppio di un parto spontaneo. Il secondo: i medici sostengono che molte donne lo chiedono, soprattutto quelle più impaurite dal parto. La mamma, arrivando psicologicamente provata e terrorizzata, non riesce a sostenere il dolore fisico. Terzo motivo: i medici non rischiano denunce o complicazioni se accorciano i tempi del parto ricorrendo al cesareo.
Per cambiare questa situazione forse è necessario aiutare e assistere maggiormente la donna durante, prima e dopo il momento del parto, attivando una maggiore vicinanza, soprattutto psicologica, tra la partoriente, i medici e gli assistenti e consentendo di fruire la struttura ospedaliera pubblica anche prima dell’evento.
Delle valide alternative esistono. Ad esempio le sale parto che consentono il parto acquatico, realizzate in Toscana. Oppure fornendo assistenza diretta per chi sceglie di partorire in casa. O ancora organizzando sedute di yoga pre parto per gruppi di mamme. L’esigenza che molte donne sentono infatti è restituire naturalità al parto, prima di parlare di chirurghi, bisturi e anestesie.
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